Biografia di Hafez

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Biografia di Hafez
Biografia di Hafez. Hāfez è stato un famoso mistico e poeta persiano, nato a Shiraz nel 1315 e morto nella stessa città nel 1390. Il suo nome completo era Khāje Shams o-Dīn Moḥammad Ḥāfeẓ-e Shīrāzī. Il suo libro di poesie, chiamato Divān, è considerato un classico della letteratura persiana. Il suo nome Hāfez significa “Colui che sa recitare a memoria il Corano“.

Le sue poesie, chiamate ghazal, hanno toni mistici ed erotici mescolati e affrontano temi come l’amore, la celebrazione del vino e la denuncia dell’ipocrisia di coloro che si considerano virtuosi. Le persone spesso usano le sue poesie come un oracolo, aprendo il libro a caso e leggendo due versi.

Le opere di Hāfez sono state studiate a fondo e hanno avuto una grande influenza sulla poesia persiana successiva al XIV secolo. La sua influenza si vede anche nella musica, nell’arte e nella calligrafia persiana. Inoltre, esiste una forma di divinazione chiamata “fāl-e hāfez” in cui si aprono casualmente le pagine del suo libro per trovare risposte a domande.

Il mausoleo che contiene la sua tomba si trova a Shiraz ed è stato progettato dall’architetto francese André Godard nel 1935. È un luogo di grande interesse turistico.

Biografia di Hafez

Hāfez nacque a Shiraz tra il 1317 e il 1325, in un periodo in cui la città era governata dal principe sunnita Abu Ishaq Inju, vassallo dei Mongoli e patrono dei poeti. Tuttavia, a seguito di una sfortunata campagna militare, il suo mecenate fu sconfitto e giustiziato dal principe Mobarez al-Din Kirmani, un uomo descritto come austero e devoto, che impose restrizioni come la chiusura delle taverne e altri luoghi disonorevoli a Shiraz. Questa misura fu lamentata dal poeta nei suoi versi, segnando un periodo di sobrietà nei costumi della città. Successivamente, Hāfez trovò protezione presso il principe e poeta Shah Shoja’, figlio del precedente sovrano, che era stato detronizzato e accecato. Il poeta menziona indirettamente anche questo avvenimento, esprimendo gioia per la riapertura delle taverne decisa dal nuovo signore.

Hāfez trascorse gran parte del suo tempo nell’ambiente di corte a Shiraz, lasciando la città solo per brevi periodi, probabilmente a causa di divergenze con Shah Shoja’. Potrebbe aver tentato di intraprendere un viaggio in India, ma secondo fonti tradizionali, una tempesta in porto lo convinse a rinunciare. Nei suoi versi, si vantava di essere conosciuto anche al di fuori dei confini persiani, dal Iraq al Bengala, suggerendo che godette di una grande fama ancora in vita. Partecipava anche agli ambienti religiosi e spesso elogiava giudici, studiosi e figure religiose della città, specialmente nei componimenti per le occasioni speciali e in quelli a tema funebre.

C’è controversia sul suo rapporto con le confraternite sufi. Pur presentandosi spesso come un sufi nei suoi versi, criticava talvolta queste confraternite per ipocrisia o cattiva condotta.

È possibile che abbia insegnato materie religiose nella madrasa locale. In ogni caso, la sua vasta conoscenza religiosa è evidente nei suoi versi, e il suo nome d’arte, Hāfez, che significa “colui che ha memorizzato [il Corano]“, lo attesta. Morì a Shiraz nel 1389 o 1390. Nel 1935, l’architetto francese André Godard eresse la tomba di Hafez.

Poetica di Hafez

Hafez è un famoso poeta persiano noto per i suoi circa 500 poemi lirici chiamati “ghazal“. I suoi versi sono conosciuti in tutti i paesi della Persia e studiati da molti commentatori. Persino le persone meno istruite li imparano a memoria. Il suo libro chiamato “Divān“, se aperto a caso, viene ancora utilizzato oggi come un popolare libro per la divinazione.

Nei suoi componimenti, Hafez parla del vino, delle gioie e dei dolori dell’amore. Ma soprattutto, canta le virtù di un misterioso e senza nome “amico“. A volte questo amico viene rappresentato come un bel servitore, un mago zoroastriano o persino come un “predone turco”. Ma può anche apparire come un assassino, un medico o un giocatore di polo, mostrando spesso crudeltà e indifferenza verso le lodi incessanti del poeta-amante, risultando in definitiva difficile da comprendere.

È oggetto di dibattito tra gli studiosi se Hafez si riferisse a un amore terreno o a un amore divino e mistico. Friedrich Rueckert ha elogiato la straordinaria capacità di Hafez di parlare del mondo sensibile attraverso il mondo sovrasensibile e viceversa. Alcuni critici locali, invece, tendono a interpretare la poesia di Hafez in modo simbolico e mistico, riducendo gli elementi trasgressivi e non conformi (come il vino e l’amore omoerotico). Gli è stato dato il titolo significativo di “lingua dell’Invisibile” (“lisān al-ghayb”).

Oggi, almeno tra gli studiosi occidentali, prevale spesso una lettura che elogia il “amico” come una sorta di figura controfigura del principe mecenate dell’epoca. Tuttavia, tra gli studiosi italiani, Giovanni D’Erme sottolinea i forti legami del poeta persiano con la sua esperienza di vita e le somiglianze con il codice di saggezza dei trovatori provenzali e degli stilnovisti italiani. Ad esempio, la “Belle Dame sans Merci” dei primi può essere confrontata con decisione con l’Amico cantato da Hafez. Queste similitudini possono essere attribuite sia agli evidenti influssi del vicino mondo musulmano dell’Al-Andalus, sia alla diffusione intensa delle idee che caratterizzò il Medioevo e che portò alla diffusione di stili letterari duraturi su vaste aree.

Fama

In Occidente, l’opera di Hāfez è stata introdotta principalmente attraverso la traduzione integrale del Divan di Joseph von Hammer-Purgstall (1812-1813). Hāfez ha avuto estimatori importanti in Germania, come il poeta Friedrich Rueckert, noto anche per le sue traduzioni, e soprattutto Goethe, che si è ispirato al poeta persiano per il celebre “West-östlicher Divan“. Anche il poeta e filosofo americano Ralph Waldo Emerson ha scoperto Hāfez attraverso traduzioni tedesche, manifestando il suo entusiasmo nei “Persian Essays“.

In Italia, le prime indagini su Hāfez furono condotte da Italo Pizzi, pioniere degli studi iranici italiani, che tradusse diverse opere di Hāfez nella sua monumentale “Storia della poesia persiana” (2 volumi, del 1884). La prima traduzione antologica contemporanea è stata realizzata da Carlo Saccone dell’Università di Bologna nel 1998; altre versioni dei suoi ghazal sono state realizzate da Giovanni Maria D’Erme dell’Università di Napoli “L’Orientale” (2004-2008) e da Stefano Pellò insieme a Gianroberto Scarcia dell’Università di Venezia (2005). Nel 2011, con la pubblicazione simultanea di altri due volumi, “Vino, efebi e apostasia” e “Canzoni d’amore e di taverna“, Carlo Saccone ha fornito la prima traduzione integrale (ghazal, qasidé, quartine, poesie strofiche, frammenti e poesie d’occasione) del Canzoniere di Hāfez in una lingua europea.

Il manoscritto noto come “Ghazāliyyāt” (Raccolta di ghazal), conservato in Tagikistan, è stato incluso dall’UNESCO nel 2003, insieme a “Kulliyyāt” di Ubayde Zākāni, nel programma di tutela archivistica intitolato Memoria del mondo.

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