Poesia di Anna Akhmatova – Parla lei

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Non c’è nessuno al mondo che più privo
Sia di casa e d’asilo, nessuno.
lo sono per te la voce del liuto
In una diafana alba d’oltretomba.
Penetrato nel mio ultimo sonno,
Imparerai a lottare con te stesso.
Maledici di nuovo il cigolio del pozzo,
Il fruscio dei pini, il nero gracchiar delle cornacchie,
La terra su cui poggiavo i piedi,
La stella gialla nella mia finestra,
Ciò che io fui e che sono divenuta,
E l’ora in cui ti dissi
Che di vederti m’era parso in sogno.
Anche nel fiato delle tue maledizioni
Altre parole mi sembra d’udire,
Più avvincenti e inebrianti d’amplessi,
Eppur tenere come la prima erba.
Parla lui:
Fossi pure degli angeli più bella tre volte,
Fossi pure sorella dei salici sull’altra riva,
Con il mio canto t’ucciderò,
Senza spargere in terra il tuo sangue.
E non ti toccherà la mia mano,
Senza gettarti uno sguardo cesserò d’amarti
E con il tuo gemito incredibile
La brama infine appagherò.
Quella che prima di me errò per il mondo,
Più cruda del ghiaccio, più del fuoco focosa,
Quella che anche adesso nell’etere si libra,
Tu da essa mi libererai.
Si ode di lontano:
Accarezzando spaventi, offendi supplicando,
Entri senza bussare.
Tutto sarà con te piacere,
Perfino lasciarsi.
Si spanda pure nella sorte nefasta
La schiuma scarlatta,
Ma risuoni come giuramento a te
Perfino il tradimento…
Di colei che conobbe il terrore e l’onore
D’una vita d’oltretomba…
Pronunciare il tuo nome ora per me
È come morire.
Canzonetta del cieco:
Non prenderti da te stessa per mano…
Non condurti tu stessa oltre il fiume…
Non mostrarti a dito..
Non raccontar fole sul tuo conto..
Cammini, cammini e incespicherai.