Poesia di Anna Akhmatova – Requiem

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Ti hanno portato via all’alba,
io ti venivo dietro, come a un funerale,
nella stanza buia i bambini piangevano,
sull’altarino il cero sgocciolava.
Sulle tue labbra il freddo dell’icona.
Il sudore mortale sulla fronte… Non si scorda!
Come le mogli degli strelizzi, ululerò
sotto le torri del Cremlino.
1935, Mosca (Kutaf’ja)
Diciassette mesi che grido,
ti chiamo a casa.
mi gettavo ai piedi del boia,
figlio mio e mio terrore.
Tutto s’è confuso per sempre,
e non riesco a capire
ora chi sia belva e chi uomo,
e se a lungo attenderò l’esecuzione.
E solo fiori polverosi, e il tintinnio
del turibolo, e le tracce
chissà dove nel nulla.
E diritto negli occhi mi fissa
e una prossima morte minaccia
l’enorme stella.
Lievi volano le settimane,
quel che è stato non capisco.
Come ti guardavano, figlio,
le notti bianche, in carcere,
com’esse di nuovo guardano
con occhio ardente di sparviero,
e della tua alta croce
e della morte parlano.