Poesia di Robert Frost – A una falena vista in inverno

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Calda di tasca ecco la mia mano,
tra legno e legno un trespolo di posa,
creatura argentobruna l’occhio lustro,
le ali non ripiegate pronte al volo.
(Chi saresti, mi chiedo, con quei tratti
se avessi da amicarmi falene come ho fiori?).
Ora dimmi ti prego chi ti ha illuso
a compiere l’impresa dell’eterno
cercando qualche amore nell’inverno?
Stai ferma, ascolta, io son sicuro che
per una così lieve il volo è duro:
troppo spendi di te per sostenerti.
Non troverai l’amore né lui te.
E quel che piango in te è un che di umano,
la vecchia intempestività incurabile,
di tutti i mali unica radice.
Ma hai ragione. Va’. La mia pietà non serve.
Va’ a bagnarti le ali, va’ a spegnerti.
Tu più saggia e più semplice di me
sai che la mano ch’io tendo d’impulso
sull’abisso di quasi ogni cosa
arriva appena a te, non tocca il tuo destino.
Non tocco la tua vira, e non la salvo:
mi tocca un altro po’ salvar la mia.