Biografia di Gialal al-Din Rumi

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Biografia di Gialal al-Din Rumi
Biografia di Gialal al-Din Rumi. Jalāl al-Dīn Muḥammad Rūmī, noto anche come Mòlānā e Mòlavì, è stato un teologo e poeta mistico persiano, vissuto tra il 1207 e il 1273. È considerato uno dei più grandi autori della letteratura mistica persiana.

Dopo la sua morte, i suoi seguaci praticarono riti di danza rituale chiamata samà, accompagnata dalla musica del flauto ney, nel tentativo di raggiungere stati meditativi. Rumi è particolarmente noto per il suo poema epico chiamato Masnavi.

Biografia di Gialal al-Din Rumi

Gialal al-Din Rumi è nato da genitori persiani a Balkh, nella regione del Grande Khorasan, che oggi fa parte dell’Afghanistan, o forse nella più piccola città di Wakhsh, nell’attuale Tagikistan. A 10 anni, nel 1217, intraprese il pellegrinaggio alla Mecca insieme alla sua famiglia partendo dal Grande Khorasan. Nel 1219, su iniziativa del padre, il teologo, mistico e giurista musulmano Bahā ud-Dīn Walad, la famiglia fuggì nel nordest dell’Iran a causa dell’invasione mongola.

Secondo la tradizione, passarono anche attraverso Neishabur, dove Rumi incontrò il vecchio poeta Farid al-Din ‘Attar. Si dice che il poeta abbia fatto una profezia su un futuro luminoso per il giovane Rumi e gli abbia donato un esemplare del suo poema epico, “Il libro dei segreti“, indicando il ragazzo come il degno successore della sua opera.

A Konya, in Asia Minore, dove la famiglia si stabilì, Rumi seguì le orme di suo padre, un predicatore di grande fama nelle scienze teologiche e, dopo la morte di quest’ultimo, anche nella mistica. Diventò a sua volta una guida spirituale rinomata sia per le prediche sia per la dottrina, e un gruppo di studiosi si radunò intorno a lui per redigere una serie di scritti teologici. Rumi si sposò due volte ed ebbe quattro figli.

Dopo la morte del padre nel 1231, Rumi trascorse 7 anni dedicandosi allo studio delle scienze teologiche e giuridiche islamiche in Siria, tra le città di Aleppo e Damasco. Nel frattempo, il ruolo di suo padre fu assunto dal suo padrino, Sayyid Burhān al-Dīn Muhaqqiq, che si prese cura di Rumi e dei discepoli lasciati da Bahā ud-Dīn Walad, diventando il loro maestro spirituale. È improbabile che Rumi abbia immediatamente preso il posto di Sayyid una volta completati i suoi studi teologici; è più probabile che ciò sia avvenuto intorno al 1241, quando quest’ultimo si ritirò a Kayseri.

Due avvenimenti spirituali hanno segnato profondamente la vita di Rūmī. Uno di essi è stato l’incontro, nel 1244, con il misterioso personaggio noto come Shams Tabrizi, definito “il sole di Tabrīz“. Shams era un maestro spirituale profondo, studioso delle scienze teologiche e giuridiche islamiche, particolarmente esperto nella scuola di Shāfiʿī, conosciuta come lo sciismo. Il loro legame fu così intenso da causare uno scandalo notevole e portare alla misteriosa scomparsa di Shams. Dopo la morte del suo amato maestro, Jalāl al-Dīn visse un periodo di straordinaria creatività, durante il quale compose una raccolta di poesie contenente ben trentamila versi. In seguito, creò un’altra raccolta di componimenti poetici, suddivisa in sei libri, che conteneva oltre 40.000 strofe.

Il secondo evento significativo fu l’incontro con Ibn Arabi, un grande mistico islamico noto per essere uno dei più grandi teorizzatori della “unicità dell’Essere” (waḥdat al-wujūd). Rūmī riuscì a integrare l’entusiasmo inebriato di Dio di Shams-i Tabrīz con le profonde elucubrazioni e visioni di Ibn al-‘Arabi. Secondo Rūmī, la realtà terrena è solo un riflesso della realtà simbolica, che è la vera realtà.

Le opere principali di Rūmī includono il diwan o canzoniere noto come “Divan-i Shams-i Tabrīz” (Canzoniere di Shams-i Tabrīz), una vasta raccolta di odi. L’altra opera è un poema lungo a rime baciate, chiamato comunemente “Masnavī“, noto come “Masnavī-yi Maʿnavī” (Masnavī Spirituale). Quest’opera è stata paragonata a un Corano in lingua persiana, composta da oltre 26.000 versi doppi, distribuiti in sei volumi o quaderni, ciascuno preceduto da una raffinata prefazione in prosa in arabo. Un ulteriore libro, dal titolo curioso in arabo “Fīhi ma fīhi” (C’è quel che c’è), raccoglie dichiarazioni in prosa del maestro, che riflettono quanto espresso nelle sue opere poetiche.

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