Biografia di John Keats

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Biografia di John Keats
Biografia di John Keats. John Keats è stato un importante poeta britannico del periodo romantico, nato a Londra il 31 ottobre 1795 e morto a Roma il 23 febbraio 1821 a soli 25 anni, come Lord Byron e Percy Bysshe Shelley, suoi contemporanei. Nonostante una modesta origine familiare, Keats manifestò una forte inclinazione per la letteratura già a 15 anni, dedicandosi intensamente alla lettura di opere di autori come Shakespeare ed Edmund Spenser.

La sua salute precaria lo portò a lavorare con impegno e, purtroppo, morì giovane a Roma. La sua poesia si distingue per la profonda sensibilità alla bellezza espressa attraverso la poesia e l’arte. Tra le sue opere più note si annoverano il poema di ispirazione miltoniana “Hyperion“, “The Eve of St. Agnes“, “La Belle dame sans merci” e numerose odi. Keats concentrò gran parte del suo lavoro poetico in un breve periodo di pochi anni.

Biografia di John Keats

John Keats nacque il 31 ottobre 1795 a Londra. Suo padre Thomas, originario delle regioni occidentali, lavorava come garzone di scuderia per John Jennings, proprietario della Taverna del Cigno e del Cerchio a Moorgate. Thomas sposò Frances, figlia di Jennings, il 9 ottobre 1794 e successivamente prese il posto di Jennings negli affari. John fu il primogenito di 5 figli: aveva i fratelli George (1797–1841), Thomas (1799–1818) e Frances Mary “Fanny” (1803–1889), e un quarto fratello di cui non si conosce l’identità, poiché morì molto giovane.

I primi anni di vita di John trascorsero principalmente nella tenuta gestita dal padre. Tuttavia, i genitori, essendo di condizioni economiche modeste e incapaci di permettersi di mandarlo ai prestigiosi college di Eton o Harrow, nel 1803 lo iscrissero alla scuola privata del reverendo John Clarke. Qui, John dimostrò di avere un carattere tendenzialmente pigro e litigioso, ma al contempo sviluppò un interesse per la lettura. L’ambiente era ricco di letteratura, e questo interesse fu stimolato anche dal figlio del reverendo, Charles Cowden Clarke, un giovane colto e appassionato di poesia, con cui Keats strinse una forte amicizia che durò anche dopo la fine del corso.

Tuttavia, la tranquillità di quegli anni venne interrotta da una serie di tragiche sfortune. Il 16 aprile 1804, quando John aveva appena 9 anni, suo padre morì a causa di un grave trauma cranico causato da una caduta da cavallo. Nel marzo del 1810, perse anche sua madre, che era malata di tubercolosi. I giovani fratelli vennero quindi affidati alla nonna materna, ma poiché lei non era in grado di prendersi cura di loro, furono nominati due tutori: Richard Abbey e John Sandell. Nel autunno del 1810, seguendo la loro volontà, John lasciò la scuola del reverendo Clarke per studiare e lavorare come apprendista presso Thomas Hammond, un farmacista e chirurgo di Edmonton, nel nord di Londra. Hammond era anche il vicino di casa e il medico della famiglia Jennings.

Inizio della carriera letteraria

John Keats iniziò la sua carriera letteraria con un apprendistato presso un chirurgo. Tuttavia, a causa di alcuni disaccordi, interruppe il suo apprendistato prima della scadenza prevista. Nel ottobre del 1815, si iscrisse come studente di medicina presso il Guy’s Hospital e superò gli esami di licenza all’Apothecaries’s Hall nel 1816. Venne poi nominato assistente presso lo stesso ospedale.

Nonostante avesse ottenuto una buona preparazione nella medicina, Keats si rese conto che non amava veramente questa professione. Quindi, presto decise di dedicarsi ai suoi studi poetici, che coltivò con grande passione e dedizione come autodidatta.

L’amico Cowden Clarke fu una grande fonte di ispirazione per Keats. Da lui, Keats acquisì l’amore per i versi di Edmund Spenser. La prima poesia ufficialmente riconosciuta a Keats, intitolata “Imitation of Spenser“, probabilmente risale al 1813. Inoltre, Keats ampliò i suoi orizzonti poetici studiando Torquato Tasso e leggendo la traduzione dell’Iliade di George Chapman. Provvisto di un entusiasmo giovanile, si dedicò anche alle opere iniziali di John Milton, John Fletcher e William Browne. Nel frattempo, sviluppò una forte amicizia con Leigh Hunt, uomo di grande cultura e appassionato di buona poesia. Hunt era anche un seguace appassionato della tradizione di Spenser. Keats lo considerava come un maestro a cui doveva profonda stima e affetto.

Inizialmente, gli studi letterari si affiancarono all’attività medica. Tuttavia, nel dicembre del 1816, Keats prese la decisione di abbandonare completamente il Guy’s Hospital per dedicarsi interamente alla poesia, che sarebbe stata la sua passione fino alla prematura morte. Nel 1817, pubblicò una raccolta di poesie in cui l’influenza di Hunt era predominante, confermandosi come il suo principale modello di riferimento poetico iniziale.

Keats era noto per la sua personalità affascinante e il suo brillante senso dell’amicizia, che gli attirò molti amici. Tra di essi c’erano Joseph Severn, pittore che aveva già conosciuto in precedenza, John Hamilton Reynolds, Benjamin Bailey, Charles Armitage Brown e il pittore Benjamin Haydon, che riconobbe il grande valore dei marmi di Elgin. Durante questo periodo, Keats sviluppò anche intimità con Percy Bysshe Shelley, Charles Lamb, Horace Smith e William Hazlitt, di cui ammirò profondamente il gusto raffinato. In breve tempo, Keats comprese che per dare un impulso decisivo alla sua vocazione poetica, doveva frequentare tali uomini, affiancando lo studio serio e meticoloso di William Shakespeare e William Wordsworth, mentre allo stesso tempo coltivava la parte più autentica e vitale di sé stesso.

Annus mirabilis

Dopo la morte del fratello Tom il 1º dicembre 1818, Keats si trasferì a Wentworth Place, Hampstead, insieme a Charles Armitage Brown. Quell’inverno segnò l’inizio del suo annus mirabilis, un periodo di straordinaria creatività. In questo periodo scrisse molte delle sue opere più significative, incluso il suo primo libro di poesie intitolato “Poesie“, in cui il componimento “Sleep and Poetry” ebbe un ruolo particolarmente importante. Inoltre, completò il poema “Endymion“, basato sulla storia greca di Endimione, che aveva iniziato nel 1817 e pubblicato l’anno seguente.

Durante questa fase creativa intensa, Keats scrisse anche “Hyperion” (1818-19), continuando a esplorare la bellezza, e “Lamia“, che affrontava il conflitto tra la ragione e i sentimenti. Seguirono “The Eve of St Agnes” (gennaio 1819), un poema con influenze spenseriane che rappresentò la piena maturità poetica di Keats, esplorando “la gioia di un amore soddisfacente e trionfante“. Opere altrettanto significative furono “Ode to Psyche“, “Ode on a Grecian Urn“, “Ode to a Nightingale“, la delicata ballata “La Belle Dame sans Merci” e infine “The Eve of St Mark“. Keats fu uno dei primi poeti moderni a prendere ispirazione dalle arti visive, attingendo da artisti come Poussin, Lorenese, Tiziano e l’arte greca.

Durante il suo soggiorno a Wentworth Place, tra settembre e ottobre 1818, Keats conobbe Fanny Brawne. Tra loro nacque una relazione intima, ma a causa delle difficoltà finanziarie di Keats e della sua salute fragile, i due non poterono sposarsi. Già all’inizio del 1818, Keats soffriva di una malattia debilitante che lo spinse a trasferirsi a Roma con l’amico Joseph Severn, sperando in un clima più mite. Da quel momento, non fece mai più ritorno in Inghilterra.

Gli ultimi mesi a Roma e la morte

Keats partì da Londra il 13 settembre 1820, imbarcandosi sul brigantino Maria Crowther da Gravesend. Durante il viaggio verso Napoli, una violenta tempesta colpì la nave. Arrivato al porto di Napoli, Keats fu sottoposto a una rigorosa quarantena di 10 giorni a causa di un presunto pericolo di colera che si credeva fosse scoppiato in Inghilterra. L’arrivo a Roma avvenne solo il 14 novembre, quando le speranze di trovare un inverno mite erano già svanite.

La sua ultima lettera a Charles Armitage Brown, datata 30 novembre 1820, testimonia il suo peggioramento fisico: “Scrivere una lettera è per me la cosa più difficile. Lo stomaco mi fa ancora male e la lettura è difficile. Mi sento meglio rispetto alla quarantena, ma ho la sensazione che la mia vera vita sia già finita, vivendo in un’oscurità“.

A Roma, Keats visse al numero 26 di piazza di Spagna, nel palazzo accanto alla scalinata di Trinità dei Monti, dove ora sorge la Keats-Shelley Memorial House. Si racconta di una stretta amicizia con Giorgio Rea, suo vicino di casa, uomo ricco e eccentrico, appassionato di poesia, droghe e con orientamento omosessuale. Rea frequentava Keats ogni giorno, offrendogli assistenza e pagando di tasca propria per le migliori cure. Nonostante l’aiuto di Severn e del dottor James Clark, la salute di Keats declinò.

John Keats morì il 23 febbraio 1821, vittima di tubercolosi, nel suo alloggio in piazza di Spagna, a soli 25 anni. Venne sepolto 3 giorni dopo nel cimitero acattolico di Roma, vicino alla piramide di Caio Cestio. Sulla sua tomba non volle fosse scritto il nome o la data di morte, solo un breve epitaffio: “Questa tomba contiene i resti di un GIOVANE POETA INGLESE che, nel tormento, di fronte ai suoi nemici, volle scrivere queste parole sulla sua lapide: “Qui giace un uomo il cui nome fu scritto nell’acqua“.

Poetica di John Keats

Nonostante la sua morte precoce e il poco tempo trascorso tra i momenti salienti della sua vita, da quando ebbe l’anno straordinario fino alla sua fine a Roma, meno di tre anni, Keats è considerato uno dei principali poeti del Romanticismo inglese.

Nonostante non avesse una preparazione tecnica adeguata e un gusto non molto sviluppato, il suo genio rimase intatto. Decise di seguire la sua strada con totale fiducia, evitando di imitare i grandi maestri che aveva studiato con grande passione. Questo approccio si rivelò vincente per Keats, che forse, tra i poeti inglesi del suo tempo, aveva il temperamento artistico più marcato.

Era sempre attento a cogliere la bellezza delle cose e gli aspetti più profondi e intimi della sensibilità romantica. Persino i suoi amici riconoscevano che “nulla gli sfuggiva. Il ronzio di un’ape, la vista di un fiore o lo splendore del sole sembravano mettere in discussione la sua stessa vita: i suoi occhi brillavano, le guance si coloravano, le labbra tremavano“. Non sorprende che il suo percorso poetico si sia svolto sotto l’ombra imponente di William Shakespeare. Keats stesso era consapevole dell’influenza spirituale e dell’indiscutibile impatto che il Bardo di Avon aveva su di lui. I critici hanno confermato la qualità “shakespeariana” della sua intera opera.

Oltre alle sue varie poesie, un altro grande lavoro di Keats è stata la sua corrispondenza: mostrò un grande affetto a chiunque avesse la sua amicizia. Le sue lettere dipingono un ritratto nitido della personalità di Keats: un uomo tormentato da un sentimento malinconico ma dotato di un cuore sensibile, di grande coraggio e di una natura estremamente emotiva e generosa.

Stile di John Keats

Sotto il profilo dello stile, i versi di John Keats combinano diverse influenze: tra le principali si riconoscono l’influenza dell’amico Leigh Hunt e la profonda tradizione letteraria inglese di Spenser, Shakespeare e Milton. Caratteristiche peculiari del suo stile, assorbite da questi autori, sono l’uso accurato dei suoni e un frequente ricorso a immagini concrete.

I suoni, specialmente le assonanze e le vocali, sono abbondanti nei versi di Keats, conferendo loro un’eccezionale musicalità e un’intensa espressività. Si presta particolare attenzione all’uso delle vocali, trattate come note musicali, distinguendo tra quelle chiuse e aperte. Inoltre, le poesie di Keats evocano gli oggetti attraverso molteplici sensi, combinando sensazioni come vista, olfatto e tatto. Questa miscela sensoriale crea immagini vivide che non solo rappresentano la fisicità dell’oggetto, ma coinvolgono anche la sua vita interiore.

SFortuna e critica letteraria

La poesia di Keats ha vissuto momenti altalenanti tra aperta ostilità e apprezzamento da parte dei critici. Durante la sua vita, i suoi versi non hanno ricevuto una buona accoglienza. Quando pubblicò l’Endymion, ad esempio, John Gibson Lockhart, in un articolo sprezzante sul Blackwood, lo definì un povero malato, suggerendogli di tornare alla professione medica: “… è meglio essere un dottore morto di fame che un poeta morto di fame“.

Ancora più aspra fu la critica di John Wilson Croker sulla Quarterly Review: “Keats (se questo è il suo vero nome, perché dubitiamo che una persona sana di mente firmerebbe con il suo vero nome una roba simile) è un seguace della nuova scuola chiamata da alcuni la scuola della poesia “cockney”, che consiste in idee incongrue espresse nel linguaggio più sciatto… È una copia di Hunt, molto meno comprensibile e altrettanto disordinata, due volte più verbosa e dieci volte più noiosa e assurda del suo modello“.

Anche la British Critic stroncò atroce il poeta per il fallimento critico dell’Endymion. Keats, tuttavia, non si lasciò abbattere dalle critiche dei suoi tempi, vedendo in esse un’opportunità per migliorare la sua poesia. In una lettera all’amico Hessey dell’8 ottobre 1818, scrisse: “il caso ha voluto che ricevessi il giornale tutti i giorni, ho visto anche quello di oggi. Non posso fare a meno di sentirmi in debito con quei Signori che hanno preso le mie difese – per il resto, comincio a conoscere meglio la mia forza e la mia debolezza. La lode e il biasimo non hanno che un effetto momentaneo su chi amando la bellezza in generale è giudice severo del proprio lavoro. Le critiche che mi sono fatto da me, m’hanno fatto più male di quelle del Blackwood o della Quarterly; e poi quando so di essere nel giusto, non c’è lode da parte di estranei che possa darmi quell’eccitazione che provo nel percepire in solitudine e nel riconfermare a me stesso ciò che ho giudicato bello […] Non ho mai avuto paura di fallire; perché preferirei comunque fallire che non essere tra i grandi“.

Le critiche feroci subite da Keats hanno alimentato una leggenda secondo cui la sua malattia e la sua morte precoce fossero causate dalla sofferenza per gli attacchi della stampa. C’è persino un racconto su Lord Byron, un critico accanito di Keats, che avrebbe eliminato i riferimenti al poeta nei suoi manoscritti per non esserne coinvolto. Questa credenza è stata alimentata da Percy Bysshe Shelley, che scrisse una commovente elegia in onore di Keats, chiamata Adonaïs, sette settimane dopo il funerale, definendo la sua morte una grande tragedia.

L’elegia di Shelley ha portato la poesia di Keats ad essere ammirata in tutta Europa, cambiando il modo in cui veniva vista. Constance Naden e Richard Monckton Milnes hanno riconosciuto il suo valore, con Milnes che scrisse la prima biografia di Keats, contribuendo a inserirlo nel canone poetico inglese. Anche i Preraffaelliti come Millais e Rossetti sono stati influenzati da Keats, riscoprendolo non solo nell’arte ma anche negli ambienti accademici. Nel 1882, Swinburne scrisse sull’Enciclopedia Britannica definendo “Ode to a Nightingale” uno dei capolavori finali di Keats. Anche la poetessa americana Emily Dickinson ammirava Keats.

Oscar Wilde fu uno dei maggiori estimatori di Keats, considerandolo il più grande poeta del secolo. Durante una visita a Roma, Wilde dimostrò il suo amore per Keats visitando il cimitero dove era sepolto il poeta. Si inginocchiò davanti alla sua tomba con profonda devozione. Questo incontro di anime affini, entrambi cultori della bellezza, ispirò Wilde a scrivere il sonetto “The Grave of Keats” nel 1881, ma pubblicato per la prima volta nel luglio del 1877 sulla rivista The Irish Monthly. Il testo fa riferimento al mondo classico e riflette la profonda ammirazione di Wilde per Keats e il suo lavoro, inclusa l’opera di Keats “Isabella o il vaso di basilico“, un riadattamento della novella di Boccaccio su Lisabetta da Messina.

Esistono parecchi manoscritti originali di Keats, molti dei quali appartengono all’Università di Harvard. Inoltre, opere del poeta sono conservate presso la British Library, la Keats House a Londra, la Keats-Shelley Memorial House a Roma e infine al Morgan Library & Museum di New York.

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