Racconto di Ascanio Celestini – Pecora Nera

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INIZIO
Io sono morto quest’anno.
Tutti volevano morire quest’anno.
Chi ha vissuto fino a oggi ha vistutto tutto quello che si poteva vedere.
Ha visto i cani nello spazio, gli uomini sulla luna e un robot a rotelle su Marte. Ha visto esplodere New York, Londra e Madrid e non più soltanto Kabul e Baghdad. Ha visto l’ovetto Kinder che trasforma tutti i giorni dell’anno in una Pasqua infinita. Ha visto il latte in polvere. il vino in tetrapak e le fragole con l’aceto.
Tutti volevano morire quest’anno perchè il prossimo non si vedrà più niente di nuovo.Il mondo si ripeterà come la replica di una trasmissione andata già in onda. Il futuro sarà il riassunto delle puntate precedenti. Da domani anche lo sterminio sarà uno spettacolo noioso.

1^ PARTE
Io ricordo la mia vita passata

UNO
Io sono nato negli anni Sessanta.
I favolosi anni Sessanta.
Tutti volevano nascere negli anni Sessanta, ma purtroppo qualcuno è nato prima. E si vergognava di essere nato negli anni Cinquanta con tutti quei poveri morti di fame che non c’avevano niente da comprare nei negozi, che li vediamo vestiti da poveri ancora oggi nei film in bianco e nero sulle reti televisive private. In quel tempo anche i ricchi si vestivano con certi vestiti che adesso se li comprano gli emigrati albanesi che arrivano in Italia in canotto. A quel tempo tutti c’avevano paura della guerra che era appena finita. A quel tempo ci stava solo uno in tutto il palazzo che c’aveva la televisione, e tutti andavano a casa sua e gli impestavano il salotto buono con la loro invidia.

Tutti volevano nascere negli anni Sessanta, ma qualcun altro non ha fatto in tempo, è nato dopo e ancora si rosica per essere arrivato in ritardo. E’ nato negli anni di piombo. con la gente che moriva per la strada come in mezzo ala guerra
Solo negli anni Sessanta la guerra era una cosa lontana che non ci pensava nessuno.

Tutti volevano nascere negli anni Sessanta, ma nella vita tutto si può cambiare, tranne la data di nascita.
Negli anni cinquanta la gente non faceva niente di interessante.
L’unica cosa buona degli anni Cinquante era la certezza che presto sarebbero iniziati gli anni Sessanta.
Poi arrivò l’anno 1959 e tutti strinsero i denti ancora per qualche giorno perchè ci mancava poco alla fine di quegli anni insipidi. Nell’estate del 1959 la gente manco andò al mare. Si vergognavano per i costumi vecchi e ridicoli che portavano addosso: Qualcuno ci andava e si faceva il bagno nell’acqua che non sapeva di niente. Non aveva il sapore di sale, sapore di mare che avrebbe avuto negli anni Sessanta. Era un’acqua sciapa, era insipida come tutti gli anni Cinquanta.

A Natale del 1959 la gente era tutta drogata di curiosità per i favolosi anni che stavano per cominciare, e si scordarono tutti di festeggiare. Non comprarono il panettone Motta o il pandoro Bauli, lo spumante Berlucchi o il torrone Pernigotti. Andarono a letto presto e manco avevano fatto il presepio. Qualcuno aveva messo una capanna con il vellutello e fra tutti i pupazzi ci stavano solo i Re Magi, percgè loro erano in viaggio per arrivare insieme all’anno nuovo. I Re Magi nel presepio del 1959 erano già i Re Magi degli anni Sessanta. Ma il bambinello non ce l’ha messo nessuno. In quell’anno a Gesù bambino non gli andava di nascere, invece nel Natale del 1960 era talmente contento che è nato tre volte.

Poi è arrivato il 31 dicembre e in tutto il mondo la gente aspettava l’inizio dei favolosi anni Sessanta. Appena suonò mezzanotte ci stavano miracoli a raffica. A uno pelato gli sono cresciuti i capelli da hippy. Alle vecchie con la crocchia in testa e le ciocie ai piedi gli vennero i boccoli biondi come Marilyn Monroe e sotto ai pieni callosi gli rescevano i tacchi a spillo come piante rampicanti. Pure le ragazze culone che strusciavano il culo sui muri per non farselo vedere, che era sproporzionato come quello delle mondine degli anni cinquanta… anche a lorogli venne il culo perfetto, un culo incartato nella minigonna degli anni Sessanta. E sulle gambe non ci avevano i peli. Niente, manco il segno del pelo tagliato con la lametta. Erano gambe lisce e perfette.

Il 31 dicembre del 1959 tutti aspettavano l’arrivo dei favolosi anni Sessanta.
Tutti tranne mia nonna.
Quella volta mia nonna andò a letto come tutte le sere.
Mia nonna schifava gli anni Sessanta. Schifava anche gli anni Cinquanta e gli anni Quaranta. Aveva schifato la guerra e il fascismo, i tedeschi e gli americani. L’unica cosa che non schifava erano le galline.

Mia nonna era vestita da vecchia, col zinale da vecchia e l’alito puzzolente. E quando faceva i rotti non erano rotti di cocacola e pepsicola. Erano rotti che sapevano di ovo fresco. Lei camminava scalza pure nel gallinaro. Non cantava le canzoni degli anni Sessanta, lei parlava con la gallina e quella addrizzava il collo. Mia nonna gli metteva una mano sotto al culo e la gallina sgranava l’uovo. Mia nonna gli faceva un buco con l’unghia lunga del mignolo e se lo beveva. Diceva che “è fresco quest’ovo. C’ha ancora la puzza del culo della gallina“.

Negli anni Sessanta tutte le mattine mia nonna mi portava a scuola, ma il lunedi si infialva le calze grosse della farmacia e si metteva le scarpe. Il lunedì mi accompagnava fino dentro alla classe. Io andavo all’ultimo banco e lei si avvicinava alla signora maestra e gli chiedeva “Come va questo figliolo?” E la maestra gli rispondeva che “Va male, il figliolo. Io l’ho messo all’ultimo banco così non disturba. L’ho messo da solo sennò mi rovina anche gli altri. Viene a scuola solo per scaldare il banco. E’ debole in matematica. E’ debole in geografia. E’ debole di cervello. E’ il peggiore di tutta la classe. E’ la pecora nera. Mi sa che quest’anno lo boccio, chè se ripete l’anno forse impara qualcosa“. E mia nonna tirava fuori dal zinale l’ovo fresco, gli faceva un buco con l’unghia lunga del mignolo e lo dava alla signora maestra.Lei lo beveva e mia nonna diceva “beva signora maestra, che è fresco quest’ovo. C’ha ancora la puzza del culo della gallina“. E i compagni di classe ridevano tutti perchè mia nonna era vestita da vecchia. Ridevano perchè diceva clo. E anche se parlava del culo della gallina… loro ridevano uguale.

L’ultimo giorno di scuola la maestra veniva fino all’ultimo banco e mi diceva che “ci sta chi matura prima e chi matura dopo. Proprio come le mele. E tu sei la mela marcia, ‘na cosa da buttare al secchia della monnezza. Sei la pecora nera, con te non c’è niente da fare, è inutile pure a bocciarti. Allora io penso che ti promuovo. Diglielo a tua nonna che io ti promuovo, digli di portarmi le uova“. E il giorno della pagella mia nonna si infilava le calze grosse della farmacia e si metteva le scarpe. Andavamo a scuola, prendevamo la pagella e io ero promosso. Così mia nonna mi portava dalla maestra e la ringraziava e gli dava le uova e le dava pure a tutti l’altri maestri. Pure al prete che faceva dottrina e al maestro di ginnastica e pure al direttore. Gli faceva il buco con l’unghia lunga e tutti bevevano. Mia nonna mi mostrava questi maestri degli anni Sessanta e diceva che “imaestri so tutti sati. Sò proprio come i santi che stanno in chiesa. E il direttore è più santo di tutti, è il capo dei santi, è Gesùcristo“. Io gli dicevo che “no, è uno scherzo, nonna…“. Ma il direttore non ci aveva la faccia di uno che scherza. Lui si succhiava l’ovo fresco come un’ultima cena. Quell’ovo era un’ostia santa e lui mi pareva Cristo che faceva la comunione, Cristo che si mangiava il corpo di se stesso medesimo.

E mia nonna diceva “bevete signori maestri che è fresco quest’ovo. C’ha ancora la puzza del culo della gallina“.