Biografia di Pablo Neruda

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Biografia di Pablo Neruda
Biografia di Pablo Neruda. Pablo Neruda, il cui vero nome era Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, è stato un poeta, diplomatico e politico cileno. Nato il 12 luglio 1904 a Parral e deceduto il 23 settembre 1973 a Santiago del Cile, è considerato una delle figure più importanti della letteratura latino-americana del Novecento.

Neruda scelse il suo pseudonimo in omaggio allo scrittore ceco Jan Neruda, e successivamente questo nome fu legalmente riconosciuto. È stato definito da Gabriel García Márquezil più grande poeta del XX secolo, in qualsiasi lingua“. Nel 1971 gli è stato conferito il premio Nobel per la letteratura.

Oltre alla sua carriera letteraria, Neruda ha ricoperto ruoli di rilievo nella politica e nella diplomazia del suo Paese, tra cui quello di senatore. È noto per il suo impegno politico comunista, che lo ha portato a subire censure e persecuzioni, costringendolo anche a espatriare a causa della sua opposizione al governo autoritario di Gabriel González Videla.

Nel 1970 si candidò come presidente del Cile e sostenne il socialista Salvador Allende. Neruda morì in circostanze controverse in un ospedale di Santiago poco dopo il golpe del generale Augusto Pinochet nel 1973, ufficialmente a causa di un tumore.

Biografia di Pablo Neruda

Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto nacque il 12 luglio del 1904 a Parral, una cittadina nella provincia di Linares, situata nella regione del Maule. I suoi genitori erano José del Carmen Reyes Morales, impiegato delle ferrovie, e Rosa Neftalí Basoalto Opazo, un’insegnante che purtroppo morì di tubercolosi quando Pablo aveva solo un mese di vita.

Nel 1906, all’età di 2 anni, il giovane futuro poeta si trasferì con il padre a Temuco, nella regione meridionale dell’Araucanía. Qui suo padre si risposò con Trinidad Candia Malverde (che Pablo amava chiamare affettuosamente Mamadre e a cui dedicò alcune delle sue poesie). Dal matrimonio precedente, il padre aveva già un figlio di 9 anni più grande di nome Rodolfo de la Rosa. Successivamente, nacque Laura Herminia, soprannominata Laurita, da una relazione extraconiugale tra il padre e Aurelia Tolrà, una donna catalana. Tanto il padre quanto la matrigna scomparvero nel 1938.

Fin da giovane, Neruda dimostrò un grande interesse per la scrittura e la letteratura, nonostante l’opposizione del padre. Fu Gabriela Mistral, futura vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1945, e sua insegnante durante gli anni scolastici, a incoraggiarlo. Il suo primo lavoro ufficiale come scrittore fu un articolo intitolato “Entusiasmo y perseverancia“, pubblicato quando aveva solamente 13 anni sul giornale locale La Mañana, diretto da Orlando Mason. Neruda credeva che Mason fosse suo zio, ma successivamente scoprì che era il risultato di una relazione avvenuta molto tempo prima tra Trinidad Candia Marverde e Rudecindo Ortega. Fu adottato da Micaela (sorella di Trinidad) e da suo marito Carlos Mason.

Nel 1920 iniziò a utilizzare lo pseudonimo di Pablo Neruda per le sue pubblicazioni, in omaggio a Jan Neruda, permettendogli di scrivere poesie senza che il padre, che considerava questa arte poco “rispettabile“, lo venisse a sapere. L’anno successivo, nel 1921, si trasferì a Santiago del Cile per studiare la lingua francese con l’intenzione iniziale di diventare insegnante, ma ben presto abbandonò quest’idea per dedicarsi completamente alla poesia.

Nel 1923 pubblicò il suo primo volume di poesie, intitolato “Crepusculario“, che ottenne l’apprezzamento di scrittori come Alone, Raúl Silva Castro e Pedro Prado. A distanza di un anno, nel 1924, pubblicò “Veinte poemas de amor y una canción desesperada“, una raccolta di poesie d’amore di stile modernista ed erotico, che inizialmente alcuni editori avevano rifiutato. Grazie a queste due opere, Neruda ottenne fama e fu tradotto in vari paesi stranieri, e ancora oggi sono tra le sue opere più celebrate.

Gli incarichi diplomatici

Nel 1927, Pablo Neruda si trovò in una situazione di povertà che lo portò ad accettare un incarico come console onorario nel Sudest asiatico, precisamente in Birmania. Questo incarico fu seguito da molti altri. Durante il periodo in cui si trovò sull’isola di Giava, sposò Marietje Antonia Hagenaar, una banchiera olandese, nota anche come Maruca.

Durante i suoi incarichi diplomatici, Neruda riuscì a scrivere un gran numero di poesie, sperimentando varie forme poetiche, comprese quelle di tipo surrealista che si possono trovare nei primi due volumi di “Residencia en la tierra” scritti in questo periodo.

Prima di tornare in Cile, ottenne altre destinazioni diplomatiche. Prima a Buenos Aires e poi in Spagna, a Barcellona, dove in seguito sostituì Gabriela Mistral nel ruolo di console a Madrid. Durante il suo periodo in Spagna, Neruda conobbe altri scrittori importanti come Rafael Alberti, Federico García Lorca e il poeta peruviano César Vallejo.

Durante la sua permanenza nella capitale spagnola, nacque la figlia Malva Marina Trinidad (1934-1943), che purtroppo soffriva di idroencefalite e morì in giovane età. La frustrazione e l’impotenza di fronte alla malattia della sua unica figlia furono la causa principale dei crescenti conflitti familiari con Maruca. Questi conflitti culminarono con una crisi che portò alla separazione, a seguito della relazione di Neruda con Delia del Carril, un’argentina di vent’anni più grande di lui, che diventerà poi la sua seconda moglie. Delia era una fervente sostenitrice del comunismo e fu lei a influenzare la trasformazione di Neruda dagli ideali anarco-individualisti verso l’adesione ai principi marxisti.

Il comunismo

Neruda abbracciò le idee comuniste e di solidarietà civile, trovando motivazione nella repulsione per gli abusi perpetrati dai fascisti di Francisco Franco durante la guerra civile spagnola. La sua inclinazione politica a sinistra si intensificò ulteriormente dopo l’atroce omicidio di Federico García Lorca per mano dei franchisti, con cui Neruda aveva stretto amicizia. Il sostegno del poeta al fronte repubblicano contro la nascente dittatura di Franco fu totale, manifestandosi nei suoi discorsi e negli scritti, come ad esempio nella raccolta di poesie “España en el corazón“. Dopo l’elezione di Pedro Aguirre Cerda a presidente del Cile nel 1938, sostenuto anche da Neruda, il poeta ricevette l’incarico di organizzare l’evacuazione di 2000 esuli spagnoli dai campi francesi, trasportandoli via mare in Cile tramite la nave Winnipeg.

Sebbene alcuni abbiano criticato Neruda per aver dato priorità agli sfollati di fede comunista a scapito degli altri, sembra che la decisione su chi imbarcare fosse stata principalmente presa dal presidente della repubblica spagnola in esilio, Juan Negrín. È interessante notare che Neruda è tutt’oggi ampiamente ricordato con affetto in Francia, dimostrando l’irrilevanza di tali critiche.

Tra il 1940 e il 1943, Neruda ricoprì il ruolo di console generale a Città del Messico. Durante questi anni, divorziò dalla prima moglie, sposò Delia del Carril e apprese con dolore della morte della figlia, avvenuta a soli 8 anni nei territori occupati dei Paesi Bassi. In un altro contesto, Neruda offrì aiuto al pittore messicano David Alfaro Siqueiros, coinvolto in un tentativo di omicidio di Lev Trotsky nel 1940, agevolandogli l’ingresso in Cile e offrendogli ospitalità. Questo avvenne su richiesta informale del presidente messicano Manuel Ávila Camacho.

In quel periodo, Siqueiros dipinse un murale nella scuola di Chillán. Nel 1943, durante il viaggio di ritorno a casa, Neruda si fermò in Perù, visitò Machu Picchu e ne restò profondamente colpito. Questa esperienza ispirò la scrittura, nel 1945, di “Alturas de Macchu Picchu“, un poema diviso in 12 parti sulla colonizzazione spagnola. Questo tema fu centrale anche in “Canto General“, pubblicato nel 1950, che conteneva forti critiche all’imperialismo statunitense, denunciando esplicitamente abusi compiuti da multinazionali come la Coca-Cola, la United Fruit Company e la Anaconda Copper. Quest’opera descriveva la storia, la geografia, la mitologia, la cultura, la flora e la fauna del Sudamerica.

Negli anni successivi, Neruda esprimeva ammirazione per l’Unione Sovietica, riconoscendo il ruolo cruciale nell’abbattere il regime nazista, e per Stalin, al quale dedicò una composizione nel 1953, anno della sua morte. Tuttavia, le successive rivelazioni sul culto della personalità di Stalin e sulle purghe staliniste lo portarono a rivedere la sua posizione. Neruda, nelle sue memorie, espresse rimpianto per aver contribuito a creare un’immagine distorta di Stalin.

Quest’errore lo fece guardare diversamente anche al comunismo cinese, che conobbe nel 1957, temendo che si ripetesse lo stesso culto verso una figura “divina” come Mao Tse-Tung. Nonostante queste delusioni, Neruda mantenne salde le sue convinzioni comuniste, anche se venne criticato da molti detrattori per non aver preso posizione a favore degli intellettuali dissidenti Boris Pasternak e Joseph Brodsky.

La politica in Cile

Nel marzo del 1945, Pablo Neruda fu eletto senatore nella lista del Partito Comunista nelle province di Antofagasta e Tarapacá, nel deserto di Atacama, in Cile. Pochi mesi dopo, divenne ufficialmente membro del Partito Comunista del Cile. L’anno successivo, Gabriel González Videla, candidato ufficiale del Partito Radicale del Cile alle elezioni presidenziali, chiese a Neruda di dirigere la campagna elettorale della “Coalizione democratica“, che comprendeva radicali, comunisti e democratici. Neruda si dedicò con fervore a questo incarico, contribuendo alla vittoria di González Videla contro il candidato conservatore Cruz-Coke. Tuttavia, rimase deluso quando González Videla si voltò contro il Partito Comunista dopo le elezioni.

Il rapporto tra Neruda e González Videla si deteriorò completamente quando il presidente repressero violentemente i minatori in sciopero nella regione di Bío-Bío, a Lota, nell’ottobre del 1947. I manifestanti vennero imprigionati in carceri militari e campi di concentramento vicino a Pisagua. Neruda disapprovò fortemente questa azione e la sua disapprovazione raggiunse l’apice con un discorso drammatico il 6 gennaio 1948 davanti al Senato cileno, intitolato Yo acuso (“Io accuso”). Durante questo discorso, Neruda lesse all’assemblea l’elenco dei minatori detenuti. Il governo di González Videla si trasformò rapidamente in un regime autoritario, da cui Neruda si dissociò completamente.

L’esilio

La reazione di González Videla si manifestò attraverso l’emissione di un ordine di arresto nei confronti di Neruda. Per sfuggire a questo destino, il poeta dovette intraprendere un difficile periodo di fuga, nascondendosi per 13 mesi tra amici e compagni. Inoltre, González Videla promulgò nel marzo del 1948 la cosiddetta Ley de Defensa Permenente de la Democracia, comunemente chiamata Ley maldita dai detrattori. Questa legge dichiarava il Partito Comunista del Cile fuorilegge, cancellando oltre 26.000 iscritti dalle liste elettorali e destituendo i rappresentanti eletti, tra cui Neruda, dai loro incarichi. Il film “Neruda” di Pablo Larraín, uscito nel 2016, si concentra su questo periodo della sua vita. Nel marzo 1949, Neruda riuscì a rifugiarsi in Argentina durante il governo di Juan Domingo Perón, attraversando le Ande in un’avventurosa traversata, di cui parlò nel suo discorso al momento della consegna del Premio Nobel. Nel 1950 terminò il suo incarico senatoriale.

Durante il suo esilio in Argentina, che durò tre anni, Neruda incontrò a Buenos Aires Miguel Ángel Asturias, addetto culturale del Guatemala, che gli procurò un passaporto che gli permise di lasciare l’Argentina. Con l’aiuto di Pablo Picasso, Neruda raggiunse Parigi, dove fece un’apparizione a sorpresa al “Congresso Mondiale dei Partigiani della Pace“. Nel frattempo, il governo cileno continuava a negare la sua partenza dal paese. Gli anni dell’esilio furono caratterizzati da numerosi viaggi tra Europa, India, Cina, URSS e Messico.

Durante il suo soggiorno in Messico, Neruda ebbe un grave attacco di flebite, conseguenza delle condizioni anguste in cui aveva vissuto durante la latitanza. Durante il suo periodo di cure, conobbe Matilde Urrutia, una cantante cilena, con cui iniziò una relazione che culminò nel matrimonio. Durante il periodo messicano, Neruda pubblicò il “Canto General“, un’opera iniziata anni prima in Cile. Una versione più breve del manoscritto era stata pubblicata alcuni mesi prima, sempre in Cile, su base dei testi lasciati lì, curata dal Partito Comunista clandestino a causa della Ley de defensa.

Nel 1952, Neruda visse per un certo periodo in una villa messagli a disposizione dall’ingegnere e naturalista Edwin Cerio sull’Isola di Capri. Successivamente si trasferì a Sant’Angelo d’Ischia. Questo periodo passato tra le due isole suggerì a Massimo Troisi l’ambientazione per il film “Il postino” (1994), in cui il poeta è interpretato da Philippe Noiret. La sceneggiatura si basa liberamente sul romanzo “Il postino di Neruda” di Antonio Skármeta, che, a differenza del film, è ambientato nel giugno del 1969 in un piccolo villaggio di pescatori di Isla Negra, un’isola al largo di El Quisco, nella regione di Valparaíso.

Il ritorno in patria

Nel 1952, durante il governo di González Videla, il mandato stava volgendo al termine e il Partito Socialista propose Salvador Allende come nuovo presidente. Chiesero anche a Pablo Neruda di tornare in patria per sostenere questa candidatura. Tuttavia, fu eletto come presidente il conservatore Carlos Ibáñez del Campo. Neruda ritornò in Cile nel mese di agosto, incontrando temporaneamente la moglie Delia del Carril, ma il loro matrimonio stava già naufragando a causa della nuova relazione che Neruda aveva iniziato in Messico. Dopo aver ottenuto il divorzio, si sposò con Matilde Urrutia, la sua terza e ultima moglie. Nel 1953, Neruda ricevette il Premio Stalin per la pace.

Nel 1955, Delia decise di tornare in Europa, lasciando Neruda. Tuttavia, questo non fece cambiare il suo impegno comunista. Il poeta continuò la sua attività politica, esprimendo posizioni contrarie agli Stati Uniti durante la crisi dei missili di Cuba e la guerra del Vietnam, sostenendo la rivoluzione cubana di Fidel Castro. Queste prese di posizione attirarono l’attenzione delle parti conservatrici negli Stati Uniti. Un’organizzazione, l’Associazione per la libertà della cultura, in realtà guidata dalla CIA, cercò di compromettere la sua credibilità citando le sue opinioni riguardo al tentato assassinio di Trotsky nel 1940.

Questa campagna contro Neruda fu interrotta nel 1964, quando si parlò di assegnargli il Premio Nobel per la letteratura. L’unica alternativa era Jean-Paul Sartre, un personaggio ancor più impopolare per i conservatori statunitensi (Sartre successivamente rifiutò il Premio). Nel 1966, Neruda fu invitato a una conferenza internazionale degli scrittori a New York, ma l’ottenimento del visto e la presenza di molti altri scrittori provenienti dal blocco comunista furono problematici, richiedendo una forte pressione sull’amministrazione Johnson.

Il conferenziere messicano Carlos Fuentes considerò questo evento uno dei primi passi verso la fine della Guerra Fredda. Dopo la conferenza, Neruda registrò alcune delle sue opere per la Biblioteca del Congresso a Washington D.C. Durante il ritorno in patria, fece tappa in Perù, accolto dal presidente Fernando Belaúnde Terry, ma la sua visita non fu vista di buon occhio a Cuba a causa delle tensioni politiche tra Perù e Cuba. Neruda fu accusato dagli intellettuali cubani di essere un revisionista a servizio degli Stati Uniti e non poté visitare l’isola caraibica fino al 1968.

Questo dispiacque molto Neruda, che criticò gli intellettuali cubani nell’autobiografia “Confesso che ho vissuto“, definendoli “fanatici” e accusandoli di avergli voltato le spalle. Nel 1967, alla morte di Ernesto Che Guevara in Bolivia, Neruda scrisse vari articoli sulla perdita del “grande eroe della rivoluzione“, mostrando il reciproco rispetto che aveva condiviso con Guevara, il quale aveva elogiato il libro di Neruda “Canto General“.

Gli ultimi anni

Negli anni 1969-1973, Pablo Neruda ha avuto un coinvolgimento significativo nella politica cilena. Inizialmente considerato per la presidenza, ha poi appoggiato Salvador Allende, che è diventato il primo presidente socialista democraticamente eletto del Cile nel 1970. Tra il 1970 e il 1972, Neruda è stato ambasciatore del Cile a Parigi, ma ha dovuto interrompere presto per motivi di salute, a causa di un tumore alla prostata.

Nel 1971, ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura, diventando il terzo scrittore latinoamericano ad ottenerlo. Al suo ritorno in patria l’anno successivo, è stato accolta con grande festa allo stadio di Santiago. Durante quegli anni ha pubblicato due libri, “La espada encendida” e “Las piedras del cielo“, mentre era a Parigi.

Purtroppo, Neruda ha vissuto gli eventi tragici del colpo di Stato del generale Augusto Pinochet nell’11 settembre 1973 e la morte di Allende, suo caro amico, durante l’attacco al palazzo della Moneda. Durante la dittatura, Neruda è stato perseguitato dai militari con perquisizioni. Si racconta che in una di queste occasioni abbia detto loro: “Guardate attorno, c’è solo una minaccia qui per voi: la poesia“.

Mentre aspettava di poter lasciare il paese per il Messico, il poeta si ammalò gravemente e fu ricoverato nella clinica Santa María di Santiago il 19 settembre. Morì quattro giorni dopo, all’età di 69 anni, ufficialmente per cancro alla prostata. Tuttavia, secondo il suo autista e guardia del corpo, potrebbe essere stato assassinato su ordine di Pinochet, mediante un’iniezione, nella stessa clinica in cui, nel 1982, fu assassinato Eduardo Frei Montalva.

Neruda finì l’ultima poesia, “I Satrapi“, forse il giorno prima della morte. È un attacco diretto e furioso contro Pinochet, Richard Nixon (già definito “malvagio… genocida della Casa Bianca” nel poema “Incitamento al nixonicidio”) e altri politici come Frei Montalva e il dittatore uruguaiano Juan María Bordaberry.

Il suo funerale fu uno dei primi momenti di opposizione alla dittatura, nonostante la presenza minacciosa dei militari armati che controllavano i partecipanti. Molti inneggiarono ad Allende, e nonostante l’intimidazione dei soldati, non intervennero durante la cerimonia. Tuttavia, molti presenti furono successivamente scomparsi o arrestati. Il gesto funebre fu anche una ribellione contro la distruzione, sempre per ordine di Pinochet, delle proprietà di Neruda mentre giaceva malato. La morte e le esequie di Neruda sono ricordate da Isabel Allende nel romanzo “La casa degli spiriti“, essendo stata presente alla cerimonia.

L’ultima moglie pubblicò l’autobiografia incompiuta su cui Neruda stava lavorando, attirando l’ira di Pinochet per le forti critiche alla brutalità della dittatura. Anche Matilde Urrutia, sua moglie, pubblicò un’autobiografia sul tempo trascorso con Neruda, intitolata “Mi vida junto a Pablo Neruda“. In Cile, le opere di Neruda furono reintrodotte nel 1990, dopo la caduta della dittatura. Le tre case di Neruda in Cile, La Chascona a Santiago, La Sebastiana a Valparaíso e la Casa de Isla Negra a El Quisco, oggi sono musei gestiti dalla Fondazione Neruda. Nel 1992, le salme di Neruda e della moglie furono esumate e sepolte nel giardino della Casa de Isla Negra.

Controversie
Controversia sulla sua morte

Nonostante la Fondazione Neruda si sia opposta all’idea, la salma di Neruda è stata esumata 40 anni dopo la sua morte, l’8 aprile 2013, per indagare sul mistero della sua scomparsa. L’obiettivo era chiarire se la morte fosse stata naturale o un omicidio. Questa decisione è stata presa dal giudice cileno Mario Carroza, nell’ambito di un’inchiesta basata sulle accuse di Manuel Araya, autista del poeta, che sosteneva che Neruda fosse stato ucciso con un’iniezione letale durante il suo ricovero all’ospedale di Santiago. Anche i nipoti di Neruda hanno chiesto l’esumazione. I primi esami sulla salma hanno mostrato lo stato avanzato del tumore alla prostata, già noto all’epoca. Si aspettava un risultato definitivo dalle analisi tossicologiche in corso presso l’Università della North Carolina, negli Stati Uniti.

Sostenitori della tesi dell’omicidio, basandosi sulle testimonianze dell’epoca, affermano che Neruda non era prossimo alla morte, nonostante la grave malattia, e che Pinochet avesse dato ordine a un sicario legato alla CIA e a ambienti neofascisti, Michael Townley, di accelerare la sua morte con un’iniezione allo stomaco. L’obiettivo sarebbe stato evitare che Neruda diventasse un leader dell’opposizione all’estero, secondo quanto riferito dall’autista di Neruda. Quest’ultimo ha raccontato che un medico era entrato e aveva fatto l’iniezione; il giorno successivo, le condizioni di Neruda peggiorarono improvvisamente e morì prima di poter partire per il suo nuovo esilio. Nel 2013, il giudice Carroza ordinò di cercare e identificare il presunto assassino di Neruda, che viveva sotto falso nome negli Stati Uniti, protetto dal programma di protezione testimoni dell’FBI in una località segreta.

Anche la moglie di Neruda ha riferito dell’allarme del poeta riguardo a un’iniezione misteriosa. Mentre Matilde Urrutia stava viaggiando con Araya verso Isla Negra per recuperare le ultime cose prima della partenza per il Messico, intorno alle 16, hanno ricevuto una chiamata da Neruda dall’ospedale. Il poeta ha chiesto di tornare indietro perché era molto preoccupato. Durante il sonno nella sua stanza della clinica, qualcuno era entrato e gli aveva iniettato qualcosa nell’addome. Questo lo aveva fatto sentire male, secondo quanto riportato da Araya. Quando l’autista e la moglie sono arrivati a Santiago, hanno trovato Neruda, che era debilitato ma in condizioni discrete, con una febbre improvvisa. Neruda mostrava segni di arrossamento dove gli era stata praticata l’iniezione, ma il dottor Sergio Drapper ha affermato che erano dovuti a calmanti e antidolorifici. Drapper ha sostenuto che l’iniezione era stata fatta da un certo dottor Price, dandone una descrizione che corrispondeva all’aspetto fisico di Michael Townley, che non aveva mai conosciuto con quel nome.

Anche l’infermiera di Neruda, citando voci udite nella clinica, sostiene la tesi dell’omicidio. Uscito intorno alle 19 per comprare un medicinale in una farmacia, dove il medico aveva indirizzato Araya, la macchina di Neruda fu fermata dai militari per un controllo. Pochissime ore dopo, intorno alle 22, Neruda fu dichiarato morto dai medici della clinica. La moglie rimase nella clinica, mentre Araya fu arrestato e torturato per 10 giorni nell’Estadio Nacional de Chile; decise di parlare solo dopo la scoperta dell’omicidio di Eduardo Frei Montalva avvenuto nel 2005, sentendosi non creduto.

Tre cause di morte sono state indicate sul certificato: tumore, insufficienza cardiaca come conseguenza della malattia, e cachessia senza menzionare il tumore. Le cartelle cliniche della struttura in cui è morto e dell’Ospedale Tedesco, dove stava ricevendo cure, sono sparite, insieme ai registri dei medici di turno nei giorni prima della sua morte.

Nel novembre del 2013, il direttore del servizio medico legale cileno, Patricio Bustos, ha concluso, dopo l’analisi della salma di Neruda, che la causa della morte del poeta fu un tumore alla prostata. Questo cancro, probabilmente, si sviluppò più rapidamente a causa dello stress emotivo vissuto durante i giorni del golpe.

Nel corpo del poeta non sono state trovate sostanze velenose, ad eccezione delle tracce dei farmaci e degli antidolorifici assunti per combattere il cancro. Tuttavia, nelle ossa sono state rilevate numerose metastasi. Gli avvocati del nipote di Neruda hanno contestato le diverse cause di morte riportate in tre certificati distinti, sostenendo che non tutte le sostanze o i metodi menzionati lasciano tracce nel tempo, come ad esempio il gas sarin o il polonio-210. Alcune tossine, come quella botulinica, che secondo alcune testimonianze avrebbero potuto essere utilizzate per uccidere l’ex Presidente cileno Eduardo Frei Montalva, possono essere mascherate da farmaci e risultano difficili da individuare anche a distanza di tempo.

Nel gennaio del 2015, sia i nipoti di Neruda che il Partito Comunista Cileno hanno richiesto un’ulteriore indagine e la riapertura del caso. Questa nuova indagine prevede nuovi esami scientifici sui campioni biologici prelevati dalla salma nel 2013, mirando a individuare specifiche sostanze chimiche o metalli pesanti che potrebbero essere letali in breve tempo in un organismo già indebolito.

di Neruda, non riconducibili a farmaci, alcune associate al cancro e altre a un’improvvisa e rapida infezione da Staphylococcus aureus. Sebbene tali infezioni possano verificarsi in ospedale e in pazienti gravemente malati, la velocità straordinaria con cui l’infezione si sviluppò dopo il ricovero, portando Neruda alla morte in poche ore, ha suscitato sospetti su un possibile intervento esterno per favorire l’infezione, come l’iprite, la cui presenza svanirebbe nel giro di pochi anni. Gli esperti spagnoli hanno indicato che questa possibilità è plausibile, ma non provabile né esclusa.

L’indagine è stata inizialmente incline all’archiviazione, ma il governo cileno, in risposta ai dubbi persistenti, ha costituito due commissioni scientifiche nel dipartimento per i diritti umani. Nel novembre del 2015, queste commissioni hanno redatto un rapporto segreto diventato successivamente pubblico, mettendo in dubbio la causa di morte di Neruda. Si è suggerito che la morte non fosse dovuta al cancro alla prostata di cui soffriva e che l’intervento di terzi fosse altamente probabile. Il rapporto ha concluso che a Neruda potrebbe essere stata somministrata un’iniezione o qualcosa per via orale che ha drasticamente peggiorato la sua condizione in soli sei ore. Questa contraddice la causa di morte dichiarata dal governo di Pinochet nel 1973, rappresentando la prima volta che lo Stato cileno smentisce la spiegazione ufficiale della morte di Neruda.

Dopo anni di attesa per i risultati delle analisi sui resti di Neruda, il 13 febbraio 2023, suo nipote Rodolfo Reyes ha rivelato in una conferenza stampa che il poeta è stato avvelenato, come affermato in un nuovo rapporto da un team scientifico internazionale composto da esperti dell’Università canadese Mc Master e dell’Università di Copenaghen. Secondo questo rapporto, la presenza di batteri Clostridium botulinum nelle ossa di Neruda non aveva senso, indicando un avvelenamento e confermando un intervento di agenti statali nel 1973.

Poetica di Pablo Neruda

Pablo Neruda ha un’idea molto ampia della poesia. Va dal realismo al surrealismo, dalla lirica intima a quella che parla della vita civile e politica. Si ispira a Francisco de Quevedo, Walt Whitman (che considera maestro e guida morale) e Arthur Rimbaud, come dice il critico Leo Spitzer.

Per Neruda, la poesia è un atto di pace e amore, ma si trova a combattere contro chi distrugge la pace, come i dittatori, il neocolonialismo e l’imperialismo statunitense. Lo si vede nei suoi versi diretti contro queste forze, dove mostra la sua rabbia verso chi corrompe la vita.

Esprime un’idea romantica e drammatica della vita. Ama le piccole cose, la sua terra, e si ribella contro le regole, l’ordine stabilito e le cose noiose della vita moderna.[47] Parla dell’amore per la vita, ma anche della morte e dell’esistenza. Cerca una libertà assoluta e disprezza i tiranni e il potere. Il suo sostegno al comunismo è sentimentale, senza dogmatismi, sempre aperto al cambiamento.

Nella forma e nella metrica, Neruda preferisce forme semplici come il verso libero. Presta molta attenzione al linguaggio, che è pieno di emozioni intense. Vuole essere una voce epica per celebrare la storia e la gente dell’America Latina. Usa i miti e le leggende di questa cultura per criticare il presente. Ma l’argomento principale della sua poesia è sicuramente l’amore: per l’esistenza, per la donna amata, per il suo paese, per l’umanità, la natura, le piante, il cibo e gli animali (si veda Alture di Machu Picchu e le varie Odi elementari: Ode al gatto, Ode al pomodoro, Ode al carciofo, ecc.). Tutto ciò che gli fa sentire una connessione e lo rende felice è al centro delle sue poesie.

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